Era una normalissima sera d’inverno. Un gatto randagio si aggirava famelico tra i bidoni della spazzatura, mentre anche gli ultimi barboni si addormentavano nelle loro coperte sgualcite dopo essersi accorti che i passanti erano finiti anche per quel giorno. I taxi gialli riportavano a casa gli ultimi ritardatari, che spesso venivano via da una riunione dell’ultima ora con il loro direttore.
Poco distante da “l’Elefante Viola”, il locale più in voga della città,che poteva vantare un quartetto di chef stellati di nazionalità francese, Archie Mitcher giovanissimo impiegato nella biblioteca del museo dedicato adGeorges Simenon, si accingeva a spegnere le ultime luci, pensando al tanto agognato ritorno al suo piccolo appartamento in rue de la Littérature dove lo attendeva Jeremy, il gatto certosino trovato in uno scatolone pochi anni prima. Era stato amore a prima vista, con quei suoi occhioni dorati che sembravano implorarlo di portarlo con se, con tutto il pelo arruffato e il corpicino smunto. Adesso Jeremy era un bel micione in piena salute. Mentre pensava al lui, Archie sentì un grido agghiacciante provenire dal marciapiede davanti al museo e vide dei poliziotti correre trafelati portando le mani alle pistole dalla fondina. Senza pensarci due volte, spense le luci e richiuse le porte del museo alle sue spalle. Quando arrivò sul luogo da cui proveniva l’urlo si rese conto che quello che aveva davanti a sé lo disgustava profondamente: uno spaventapasseri dalla forma umana il cui ventre aperto era stato riempito di salsa di pomodoro al cui interno un cuore di gomma tagliato a metà galleggiava in modo inquieto. Sul bacino si notava la scritta“questo è solo l’ inizio”, ma quando i poliziotti lo girarono si resero conto che la scritta sulla schiena del fantoccio era la cosa più inquietante. La frase era: “ne ucciderò 5”. La faccia del pupazzo era stata deformata e aveva un sorriso satanico cucito sopra. Il giovane Mitcher non ci pensò due volte ad andarsene. Montò sulla sua fidata Mini, comprata con i soldi lasciati in eredità dai suoi genitori, e sfrecciò via nel traffico serale. Mentre inseriva la chiave nella toppa, sentì Jeremy fare le fusa, e si stupì per l’ennesima volta dell’abilità del suo gatto di sapere in anticipo quando sarebbe arrivato. Entrò e dopo avergli fatto una grattatina dietro le orecchie si concesse una meritata doccia calda. Si infilò il pigiama e dopo un boccone si stese sul letto. Quella notte i suoi sogni furono perseguitati dall’incubo ricorrente del fantoccio.

Continua capitolo 2…

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