Nonostante la notte insonne Archie si incamminò al lavoro con delle occhiaie enormi e quasi non fece caso ai numerosi giornalisti che si accalcavano vicino al luogo del ritrovamento del manichino. Salutò tutti gli altri impiegati e si avviò come al solito nella biblioteca, quando si accorse che c’era qualcosa che non andava. Infatti nella fretta non aveva fatto colazione. Mentre andava nel bar aperto da poco vicino al Museo, iniziò a pensare alla faccenda dello spaventapasseri: molto probabilmente si trattava dello scherzo di qualche ragazzino. Davanti al locale incontrò il proprietario che proprio in quel momento si affannava ad alzare la saracinesca. Stava per dire qualcosa a proposito dell’arredamento, quando si accorse che in fondo alla parete del locale c’era uno strano crocifisso. -Mi scusi, dove ha comprato quella bizzarra croce?- gli chiese con cortesia. La risposta lo stupì non poco, visto che fu -Ragazzo,io non metterei mai un oggetto sacro in un caffè- ma a quel punto la curiosità era ovvia per non proseguire nelle domande -Ma allora mi spieghi cos’è quello laggiù?-. L’uomo stava per prenderlo a schiaffi per l’esasperazione, quando si rese conto che il ragazzo aveva ragione. Superò la soglia, ma Archie lo fermò -Visto l’odore, sarà meglio chiamare la polizia-, disse con la voce distorta dal fazzoletto con cui si copriva il naso. Qualche minuto dopo essere partito alla ricerca di una pattuglia,tornò con due poliziotti. Spiegò la situazione e la polizia notò che la serratura era in ottimo stato e non era stata scassinata. Portandosi anch’essi dei fazzoletti al naso,gli agenti entrarono e si diressero verso lo strano soprammobile seguiti dai due, arrivando abbastanza vicino da comprendere ciò di cui si trattava: anche questa volta era uno spaventapasseri. Malauguratamente si trattava di un uomo vero travestito da fantoccio, solo che questa volta l’assassino si era divertito a torcere di 180° la testa della vittima e a piantargli nello stomaco una falce. Archie si trattene di poco dal vomitare e il padrone svenne davanti ai suoi piedi. I piedipiatti si affannarono a chiamare un’ambulanza, ancora inorriditi da quel macabro spettacolo di morte e tortura. Non c’erano testimoni attendibili e la stampa non tardò ad arrivare. La polizia mise subito i sigilli al locale e diversi di loro si misero a perlustrare il locale. Con quelle immagini nella testa, il ragazzo si accorse che aveva lasciato cadere all’interno del locale il suo fazzoletto ed entrò senza pensare al nastro giallo che impediva l’accesso. Proprio allora si accorse che c’era qualcosa che non andava in quella che appariva essere la scena del crimine. Infattia terra si potevano vedere vari cocci di vetro nascosti in un angolo alla bene e meglio. Inoltre erano presenti delle macchie fresche di alcolici sul pavimento. –Mi scusi signor ispettore, ha notato queste macchie e i cocci sul pavimento?-L’ispettore, che aveva riconosciuto Archie a un meeting di giallisti e sapeva che aveva un forte intuito, uno spirito di osservazione e una memoria incredibili, lo salutò e si diresse verso di lui.
-Vedo che il fattore M colpisce ancora, ragazzo-
-Che cos’è il fattore M ispettore?-
-Il fattore Mitcher, quello che ti rende uno Sherlock Holmes vivente, ovviamente- e scoppio a ridere insieme ad Archie.
-Di cosa si tratta questa volta?-
-Niente di importante, solo sei cocci di vetro e delle macchie di vino-
-Questo può voler dire che c’è stata una colluttazione molto violenta fra la vittima e l’assassino-
-Già, così sembra. Solo che … Oh no, sono le 9. Il museo apre tra mezz’ora e io devo ancora entrare.-
– Che ne dici di parlarne più tranquillamente stasera a cena da me, Archie?-
-Facciamo da me, commissario- e detto questo corse verso il museo sperando con tutto il cuore di arrivare in orario.

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