Prodotti mantovani

Prodotti mantovani tra ricette e poesie!

Dopo aver sentito la lettura della signora della Biblioteca di Cerese Laura Torelli di alcune poesie della raccolta “Parole da mangiare”, a cura della professoressa Alessandra Demonte, abbiamo preso spunto per inventare alcune liriche sui prodotti mantovani… sani: melone, pera e zucca. Ci è sembrato interessante sapere che questi frutti della terra erano già presenti sulle tavole dei Gonzaga e che pera e melone abbiano il marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta). Esistono ben sei qualità di pera mantovana. La zucca ci permette di preparare degli ottimi tortelli!

(Gli alunni della classe 1^B)

La zucca

Con la buccia spessa e verde,
ma l’interno non si vede.
Cosa c’è dentro di te?
Non lo mostri mai, perché?

Io ti posso cucinare
e dei bei tortelli preparare.

La tua polpa color arancione
a noi riempie il bel pancione.
Oh tramonto della tradizione
portaci di te una gran porzione!

(Vittoria M. 1^B)

La zucca

Oh zucca cicciona come il pancione di un omone,
con quei semi che sembran gocce.

Proprio tutta ti si può mangiare,
pure i semi saporiti con il sale!

Con te prelibatezze posso preparare:
tortelli di zucca da assaggiare.

Oh zucca, per me sei la numero uno
tra tutti gli ortaggi del mio giardino!

(Giorgia F. 1^B)

Il melone

Tu, melone, tondo come un pallone, succoso e dolce.

Quando ti vedo… che acquolina in bocca!

Quando ti assaggio… non so più cosa mangio!
Vorrei un’infinità di melone!
Tu, melone, che sei arancione
come il tramonto del sole.

(Giorgia F. 1^B)

Il melone

Caro il mio burlone
conosciuto come melone.

Cambi spesso carnagione,
prima giallo poi arancione.

Tu stai bene col prosciutto
anche se tu sei un frutto.

Con il pane, che bontà!
Forse ti mangio, chi lo sa.

(Vittoria M. 1^B)

La pera

Pera dolce e delicata,
con la polpa vellutata.

Tu stai bene con che cosa?
Col cioccolato Dolcerosa.

Io ti taglio in pezzettini
e li dono ai cagnolini
con la buccia verde chiaro

con un sapore assai raro.

Tu sei Mantovana doc.
Ma ti chiedo: ti piace il rock?

(Vittoria M. 1^B)

 

La pera

Pera, che scendi dalle stelle,
cadi, con le gocce più belle
e rinfreschi le bocche.

A Mantova di te ben sei le qualità sono
da mangiar con gli amici miei!

Fatti mangiare da me aspra o dolce
sai perché.

(Giorgia F. 1^B)

Annunci

il killer degli spaventapasseri parte 2

Nonostante la notte insonne Archie si incamminò al lavoro con delle occhiaie enormi e quasi non fece caso ai numerosi giornalisti che si accalcavano vicino al luogo del ritrovamento del manichino. Salutò tutti gli altri impiegati e si avviò come al solito nella biblioteca, quando si accorse che c’era qualcosa che non andava. Infatti nella fretta non aveva fatto colazione. Mentre andava nel bar aperto da poco vicino al Museo, iniziò a pensare alla faccenda dello spaventapasseri: molto probabilmente si trattava dello scherzo di qualche ragazzino. Davanti al locale incontrò il proprietario che proprio in quel momento si affannava ad alzare la saracinesca. Stava per dire qualcosa a proposito dell’arredamento, quando si accorse che in fondo alla parete del locale c’era uno strano crocifisso. -Mi scusi, dove ha comprato quella bizzarra croce?- gli chiese con cortesia. La risposta lo stupì non poco, visto che fu -Ragazzo,io non metterei mai un oggetto sacro in un caffè- ma a quel punto la curiosità era ovvia per non proseguire nelle domande -Ma allora mi spieghi cos’è quello laggiù?-. L’uomo stava per prenderlo a schiaffi per l’esasperazione, quando si rese conto che il ragazzo aveva ragione. Superò la soglia, ma Archie lo fermò -Visto l’odore, sarà meglio chiamare la polizia-, disse con la voce distorta dal fazzoletto con cui si copriva il naso. Qualche minuto dopo essere partito alla ricerca di una pattuglia,tornò con due poliziotti. Spiegò la situazione e la polizia notò che la serratura era in ottimo stato e non era stata scassinata. Portandosi anch’essi dei fazzoletti al naso,gli agenti entrarono e si diressero verso lo strano soprammobile seguiti dai due, arrivando abbastanza vicino da comprendere ciò di cui si trattava: anche questa volta era uno spaventapasseri. Malauguratamente si trattava di un uomo vero travestito da fantoccio, solo che questa volta l’assassino si era divertito a torcere di 180° la testa della vittima e a piantargli nello stomaco una falce. Archie si trattene di poco dal vomitare e il padrone svenne davanti ai suoi piedi. I piedipiatti si affannarono a chiamare un’ambulanza, ancora inorriditi da quel macabro spettacolo di morte e tortura. Non c’erano testimoni attendibili e la stampa non tardò ad arrivare. La polizia mise subito i sigilli al locale e diversi di loro si misero a perlustrare il locale. Con quelle immagini nella testa, il ragazzo si accorse che aveva lasciato cadere all’interno del locale il suo fazzoletto ed entrò senza pensare al nastro giallo che impediva l’accesso. Proprio allora si accorse che c’era qualcosa che non andava in quella che appariva essere la scena del crimine. Infattia terra si potevano vedere vari cocci di vetro nascosti in un angolo alla bene e meglio. Inoltre erano presenti delle macchie fresche di alcolici sul pavimento. –Mi scusi signor ispettore, ha notato queste macchie e i cocci sul pavimento?-L’ispettore, che aveva riconosciuto Archie a un meeting di giallisti e sapeva che aveva un forte intuito, uno spirito di osservazione e una memoria incredibili, lo salutò e si diresse verso di lui.
-Vedo che il fattore M colpisce ancora, ragazzo-
-Che cos’è il fattore M ispettore?-
-Il fattore Mitcher, quello che ti rende uno Sherlock Holmes vivente, ovviamente- e scoppio a ridere insieme ad Archie.
-Di cosa si tratta questa volta?-
-Niente di importante, solo sei cocci di vetro e delle macchie di vino-
-Questo può voler dire che c’è stata una colluttazione molto violenta fra la vittima e l’assassino-
-Già, così sembra. Solo che … Oh no, sono le 9. Il museo apre tra mezz’ora e io devo ancora entrare.-
– Che ne dici di parlarne più tranquillamente stasera a cena da me, Archie?-
-Facciamo da me, commissario- e detto questo corse verso il museo sperando con tutto il cuore di arrivare in orario.

il killer degli spaventapasseri parte 1

Era una normalissima sera d’inverno. Un gatto randagio si aggirava famelico tra i bidoni della spazzatura, mentre anche gli ultimi barboni si addormentavano nelle loro coperte sgualcite dopo essersi accorti che i passanti erano finiti anche per quel giorno. I taxi gialli riportavano a casa gli ultimi ritardatari, che spesso venivano via da una riunione dell’ultima ora con il loro direttore.
Poco distante da “l’Elefante Viola”, il locale più in voga della città,che poteva vantare un quartetto di chef stellati di nazionalità francese, Archie Mitcher giovanissimo impiegato nella biblioteca del museo dedicato adGeorges Simenon, si accingeva a spegnere le ultime luci, pensando al tanto agognato ritorno al suo piccolo appartamento in rue de la Littérature dove lo attendeva Jeremy, il gatto certosino trovato in uno scatolone pochi anni prima. Era stato amore a prima vista, con quei suoi occhioni dorati che sembravano implorarlo di portarlo con se, con tutto il pelo arruffato e il corpicino smunto. Adesso Jeremy era un bel micione in piena salute. Mentre pensava al lui, Archie sentì un grido agghiacciante provenire dal marciapiede davanti al museo e vide dei poliziotti correre trafelati portando le mani alle pistole dalla fondina. Senza pensarci due volte, spense le luci e richiuse le porte del museo alle sue spalle. Quando arrivò sul luogo da cui proveniva l’urlo si rese conto che quello che aveva davanti a sé lo disgustava profondamente: uno spaventapasseri dalla forma umana il cui ventre aperto era stato riempito di salsa di pomodoro al cui interno un cuore di gomma tagliato a metà galleggiava in modo inquieto. Sul bacino si notava la scritta“questo è solo l’ inizio”, ma quando i poliziotti lo girarono si resero conto che la scritta sulla schiena del fantoccio era la cosa più inquietante. La frase era: “ne ucciderò 5”. La faccia del pupazzo era stata deformata e aveva un sorriso satanico cucito sopra. Il giovane Mitcher non ci pensò due volte ad andarsene. Montò sulla sua fidata Mini, comprata con i soldi lasciati in eredità dai suoi genitori, e sfrecciò via nel traffico serale. Mentre inseriva la chiave nella toppa, sentì Jeremy fare le fusa, e si stupì per l’ennesima volta dell’abilità del suo gatto di sapere in anticipo quando sarebbe arrivato. Entrò e dopo avergli fatto una grattatina dietro le orecchie si concesse una meritata doccia calda. Si infilò il pigiama e dopo un boccone si stese sul letto. Quella notte i suoi sogni furono perseguitati dall’incubo ricorrente del fantoccio.

Continua capitolo 2…