la mia sera attraverso i sensi

La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;

 

ma ora verranno le stelle,

le tacite stelle. Nei campi

 

 

c’è un breve  gre gre di ranelle.

 

 

Le tremule foglie dei pioppi

trascorre una gioia leggiera.

 

 

Nel giorno, che lampi! che scoppi!

 

 

Che pace, la sera!

 

 

Si devono aprire le stelle

nel cielo sì tenero e vivo.

Là, presso le allegre ranelle,

singhiozza monotono un rivo.

 

 

Di tutto quel cupo tumulto,

di tutta quell’aspra bufera,

 

 

non resta che un dolce singulto

nell’umida sera.

E’, quella infinita tempesta,

 

 

finita in un rivo canoro.

Dei fulmini fragili restano

cirri di porpora e d’oro.

O stanco dolore, riposa!

La nube nel giorno più nera

 

 

fu quella che vedo più rosa

nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!

Che gridi nell’aria serena!

La fame del povero giorno

prolunga la garrula cena.

La parte, sì piccola, i nidi

nel giorno non l’ebbero intera.

Nè io … che voli, che gridi,

mia limpida sera!

Don  Don … E mi dicono, Dormi!

mi cantano, Dormi! sussurrano,

Dormi! bisbigliano, Dormi!

là, voci di tenebra azzurra 

Mi sembrano canti di culla,

che fanno ch’io torni com’era …

sentivo mia madre … poi nulla 

sul far della sera


Metrica:
La poesia è composta da 5 strofe di sette novenari e un senario, che termina sempre con la rima tematica “sera”, che rappresenta la parola-chiave della lirica. Le rime sono alternate. Schema: ABABCDCd. I versi 19 e 34 sono ipermetri.
Numerose le figure retoriche: le allitterazioni (es. vv.13-16), le metafore, le personificazioni. Tipicamente Pascoliano vi è l’uso di onomatopee, che abbondano, come, “breve gre gre di ranelle” (v. 4) oppure “allegre renelle” (v.11), “tremule foglie…trascorre leggiera” (vv. 5-6), “tutto…cupo tumulto” (V. 13), “aspra bufera” (v. 14), “fulmini fragili” (v.19), “garrula” (v. 28), “singhiozza monotono un rivo” (v. 12), “Don…Don. E mi dicono dormi! Mi cantano Dormi! Sussurrano Dormi! Bisbigliano Dormi” (vv. 33-35 in questo caso l’onomatopea che riproduce il verso delle campane è subito ripresa a livello fonico dalla ripetizione di Dormi), e infine “voci di tenebra azzurra” ch’è un’onomatopea (voci) unitamente a una sinestesia (l’insieme di due sensi; vista “tenebra azzurra” e udito “voci”), un ossimoro (tenebra azzurra) e una metafora (il suono delle campane indica le voci della morte).

 

 

Annunci